Il guaritore ferito: quando è il medico a stare male

Hospital “Stimato medico viene condannato a due mesi di reclusione e ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza, fermato dalla polizia appena uscito dall’ospedale dove lavorava è risultato positivo all’alcol test.”

Questo articolo l’ho letto qualche mese fa sulla cronaca locale di un giornale di una ricca città del Nord Italia. Il medico era un ginecologo ed aveva appena concluso una guardia notturna in ospedale, magari aveva assistito anche a qualche parto, magari un cesareo.
C’è da rimanere basiti al pensiero eppure casi del genere, cioè di medici che hanno problemi personali, sono meno rari di quanto possiamo immaginare. L’organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 25% della popolazione abbia sofferto di un qualche disturbo psichiatrico nell’arco della propria vita ed è lecito supporre che la stessa percentuale si ritrovi nella categoria dei medici. Anche se ci piacerebbe pensare che il medico che sta male sia un’eccezione e più vero il contrario e cioè che è un’eccezione quel medico che in tutta la sua carriera non ha avuto dei momenti cui non è stato in grado di occuparsi dei propri pazienti. Atul Gawande, un chirurgo americano che scrive di scienza e medicina sul New Yorker, in un capitolo del suo libro Salvo complicazioni, racconta la parabola di un dottore che da stimato e ricercato professionista si ammala di depressione e commette numerosi errori sulla pelle dei pazienti. Soprattutto spiega bene quello che succede nell’ambiente medico intorno.
Di logica potremmo pensare che i colleghi lo segnalino e che i superiori lo allontanino per le dovute cure, ma raramente succede così. Spesso passano anni prima che la comunità medica prenda provvedimenti. Ci vuole molto coraggio per affrontare un collega che sta male (magari anche più esperto o più in vista) perché questo significa prendersi la responsabilità di alterare degli equilibri, personali e lavorativi, col rischio di rovinare la carriera di qualcuno. Così la prima reazione da parte dei colleghi è quella di negare l’esistenza del problema, anche quando gli sbagli del medico sono evidenti.
La negazione in psicologia è un meccanismo di difesa arcaico che tenta di escludere l’esistenza di un aspetto disturbante della realtà. Come tutti i meccanismi di difesa funziona per un periodo, poi i problemi si riaffacciano e più evidenti di prima. Allora si passa a quella che viene definita “la conversazione silenziosa”: i colleghi prendono da parte il medico e gli parlano più o meno apertamente di quello che vedono, raramente con qualche risultato.
Nel frattempo le persone che si rendono conto meglio di quello che sta succedendo sono quelle che hanno meno strumenti per fare qualcosa e cioè i medici più giovani, gli infermieri e il personale ausiliario. Spesso questi intervengono per proteggere il paziente: consigliano discretamente qualcun altro, non trovano spazio nell’agenda degli appuntamenti, ricontrollano tutte le decisioni di quel medico . Ma anche questi espedienti alla lunga smettono di funzionare, così le cose continuano a peggiorare finché non arriva la famosa goccia che fa traboccare il vaso, il medico ne combina una talmente grande che il problema viene alla luce con tutte le conseguenze del caso.
In analisi transazionale si chiama riscuotere il premio della propria collezione di buoni premi psicologici: arrivati ad una collezione sufficientemente grande la si scambia con il premio e cioè qualsiasi tornaconto di copione negativo si abbia deciso da bambini (Berne, Principi di terapia di gruppo). E più gravi saranno i copioni e più deleterie saranno i tornaconti. Ma come si fa ad accorgersi che un medico sta male? Prima di far traboccare il vaso si possono osservare degli eventi sentinella che servono a far scattare l’allarme, eccoli:

  1. una persistente incapacità di controllare la rabbia e l’aggressività
  2. comportamenti bizzarri o imprevedibili
  3. una trasgressione dei limiti della deontologia professionale
  4. un elevato numero di lamentele

Un medico non è immune da problemi psicologici, è un essere umano e può attraversare momenti di crisi ma quando succede, poichè è responsabile della salute di molti individui, è importante diagnosticare e curare il disagio in tempo, più che in altri casi. Per questo si può e si deve intervenire, prima che egli provochi danni considerevoli, prima che diventi pericoloso per sé e per i pazienti.

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