Anima gemella? No, grazie

 

Oltre a tangentopoli, gli anni 90 saranno ricordati come il periodo in cui nascono e hanno successo tantissimi telefilm di cui ancora adesso si ha nostalgia (io moltissima).
Tra le caratteristiche che rendevano avvincenti queste serie tv c’erano le coppie che si formavano, crescevano o si interrompevano, facendo piangere di gioia, invidia e tristezza gli adolescenti (e non) che erano incollati a seguirne gli sviluppi.
In un passato non troppo recente, Ross e Rachel, Dylan e Kelly, Dharma e Greg o Dawson e Joey hanno rappresentato dei modelli di coppia felici e appagati dall’amore.
Ma cosa avevano in comune coppie televisive così diverse tra loro?
Semplice, erano tutti anime gemelle!
Loro erano una prova e una dimostrazione del fatto che esisteva qualcuno, li fuori nel mondo, di così figo, meraviglioso e fatto apposta per noi.
Il nostro solo compito era trovarlo, conquistarlo e tenercelo stretto.

dylan kelly

Naturalmente l’anima gemella è un’ipotesi che affascina non solo la tv, ma anche la letteratura, il cinema, i rotocalchi femminili e le agenzie per cuori solitari (provate a fare una ricerca su google).
Questo perchè è un’idea romantica e in parte rassicurante: nel momento in cui troveremo questa figura mitologica tutte le nostre pene spariranno e saremmo irrimediabilmenti felici.
Nella vita reale l’ipotesi dell’anima gemella porta con se il presupposto che essa sia un oggetto dato, un tesoro di cui impossessarci se solo siamo abbastanza bravi nel trovarlo.
In questo modo le si attribuisce un potere e una responsabilità enormi: se la coppia è riuscita e noi siamo felici è solo perchè l’altro è compatibile con noi e pur di continuare ad avere la relazione si scenderà a dei compromessi spesso dolorosi (fino a quando arriva, nell’orizzonte dell’uno o di entrambi, un’altra anima gemella, più compatibile e desiderabile della precedente).

Dal punto di vista dell’Analisi Transazionale il rapporto non è più improntato alla parità tra AdultoAdulto ma è squilibrato in un GenitoreBambino.

Che fare allora?
L’ipotesi meno illusoria è quella che l’anima gemella non si trova ma si costruisce. Ci si costruisce persona gemella al proprio partner attraverso un rapporto reale di interazione che va da una situazione di partenza che mano a mano cambia nel tempo.
Si modifica se stessi per rendersi adatti agli altri e lo si fa  partendo dal prerequisito essenziale dell’autonomia personale ed affettiva (senza di questa è impossibile sentirsi separato dall’altro).
Poi si impara a dare e ricevere, a pensare e ad apprezzare i pensieri dell’altro, a stimare se stesso e l’altro.

Non credere all’anima gemella farà si che voi non vi farete mai la mitica domanda “sarà la persona giusta?”

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