Riconoscere le carezze

Un bambino che cresce senza una carezza, indurisce la pelle, non sente niente, neanche le mazzate.
(Erri De Luca)

Quando ci incrociamo per strada,  sorridiamo e  diciamo “Buongiorno!” ci siamo appena scambiati delle carezze.
Se il termine carezze  per descrivere questo breve scambio vi sembra esagerato, provate a pensare al caso in cui voi diciate buongiorno a qualcuno e quello non vi risponda.
Non è piacevole vero?
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Consigli di lettura

Mi capita spesso durante il lavoro con i pazienti di dare dei consigli di lettura (alle volte anche cinematografici e ne parlerò in un prossimo post).

Credo che sia un modo per favorire ed ampliare il lavoro che stiamo svolgendo insieme, una maniera per accompagnarli anche fuori dall’ambiente protetto della stanza di terapia, farli sentire meno soli nelle difficoltà che stanno vivendo e utile per fargli vedere le cose in una prospettiva diversa ma simile.

Un libro che d’ora in poi consiglierò ai pazienti che arrivano a me tramite lo sportello di sostegno per l’aborto A Braccia Vuote sarà sicuramente questo: “Questione di biglie” di Erika Zerbini.

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Erika (qui il suo blog dove potete acquistare il libro e trovare altre utili informazioni) è una donna che ha avuto la sfortuna di vivere l’esperienza dell’aborto, esperienza molto frequente e altrettanto frequentemente taciuta e svalutata, è riuscita a passarci dentro, arrivare fino in fondo e a uscirne fuori in un posto diverso, con una consapevolezza nuova.
Da questo posto, con parole sensibili e commoventi, racconta la sua storia e condivide le sue riflessioni con tutte le donne, mostrando loro che la strada per ritrovarsi passa per la legittimazione del proprio dolore.

L’importanza della legittimazione deriva dal fatto che si vive in una comunità e si ha coscienza di sé attraverso il confronto con le altre persone, quindi io posso definirmi più o meno alta, grassa o magra solo rispetto chi ho di fronte. Così se sono in un mondo in cui nessuno mi vede, mi crederò invisibile, se in questo mondo nessuno mi vede e nessuno mi sente, io non esisterò. Il dolore si sente, ma se ne ha coscienza in grande parte attraverso il confronto. Questo è uno di quei dolori che non ha contorni, non ha parole, non ha spazio perché nessuno si occupa di dargliene, quindi è un dolore che non esiste e il peso da portare è duplice: l’incomprensione e il dolore. Se si supera l’incomprensione, si possono indirizzare le energie sul dolore… e sarà già meno pesante. (Questione di biglie)