Quando non hai le parole per dirlo

I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo.

Ludwig Wittgenstein

Il linguaggio è  un mezzo per esprimere chi siamo.

Attraverso di esso trasmettiamo idee, significati, relazioni.

È  in questo modo che costruiamo il nostro mondo: più parole avrò a disposizione, più grande sarà il mondo in cui mi muoverò, più risorse interne avrò.

Quando un paziente arriva in terapia il suo mondo si è fissato e rimpicciolito fino a bloccarlo e a impedirgli di scegliere nuove strade.

Aiutare a ritrovare complessità ed alternative ad una situazione impoverita è uno degli intenti del mio lavoro di terapeuta che passa anche nel trovare le parole giuste per dire le cose.

Se dico “Ho paura” cosa intendo veramente?

A disagio, inquieto, preoccupato, agitato, allarmato, impaurito, spaventato, vulnerabile, atterrito, sbigottito, sconvolto, terrorizzato, sgomento.

Quante sfumature!

Ognuna di essa esprime una intensità specifica che da voce proprio ad uno specifico stato d’animo che consente di esprimere al meglio quello che si prova evitando incomprensioni.

 

Anima gemella? No, grazie

 

Oltre a tangentopoli, gli anni 90 saranno ricordati come il periodo in cui nascono e hanno successo tantissimi telefilm di cui ancora adesso si ha nostalgia (io moltissima).
Tra le caratteristiche che rendevano avvincenti queste serie tv c’erano le coppie che si formavano, crescevano Continua a leggere

Un uomo solo può cambiare se stesso e il mondo

Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole [..] è una storia esemplare che racconta di come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.

L’uomo che piantava gli alberi. Jean Giono

Passeggiando in una vallata senza alberi, tra villaggi ormai abbandonati e terre brulle,  un ragazzo incontra un pastore insieme alle sue pecore che gli offre da bere.

Il pastore si chiamava Elzéard Bouffier, dopo essere rimasto vedovo, si era ritirato in quella landa desolata avendo come obiettivo il piantare più ghiande possibili.  E questo aveva fatto fino alla fine dei suoi giorni: per quarant’anni, Bouffier aveva continuato a piantare alberi. Prima querce, poi faggi e betulle cosicchè la valle, da brulla e desolata, si era trasformata lentamente in una grande foresta con torrenti d’acqua e tanti animali.

Un uomo solo, per nulla rassegnato dalla morte della moglie, nonostante il dolore ma anzi proprio a partire da quello, riesce a immaginare un progetto per la propria vita che inevitabilmente coinvolgerà tutto il mondo intorno.

Un breve racconto allegorico che vale la pena leggere e guardare qui.