Le allegre comari. Parte 2

Che cos’è il pettegolezzo?

Lo Zingarelli lo definisce “un discorso malizioso e indiscreto su qualcuno, specialmente sulla sua condotta”. Fare del pettegolezzo è parlare attorno alla vita privata di qualcuno che non è presente.  La definizione teorica è più generica e definisce pettegolezzo “qualunque scambio di informazioni che contiene un giudizio circa i membri di un gruppo sociale”. Nel pettegolezzo c’è più che una condivisione di informazioni su come le persone vivono e si relazionano: usualmente include anche l’espressione di sentimenti e opinioni circa queste informazioni e cioè una qualche forma di giudizio su di essi. Infatti raramente noi condividiamo dettagli circa chi sta facendo cosa senza dare al contempo indicazioni sul nostro modo di vedere la cosa. I sentimenti e le opinioni sono implicite piuttosto che dette direttamente o possono essere veicolate attraverso il tono di voce.

L’elemento fondamentale che distingue il pettegolezzo da altre forme di amichevoli di conversazioni sembra essere quindi quello valutativo. l’obiettivo del  pettegolezzo è quello di rendere socialmente visibile la vita intima che la persona vorrebbe tenere nascosta agli altri. Noi non spettegoliamo se parliamo dei rapporti sessuali tra due persone sposate ma lo facciamo se si tratta di rapporti erotici illegittimi.

Per l’Analisi Transazionale l’uomo ha bisogno di strutturare il suo tempo in qualche modo. Quando le persone scambiano delle transazioni tra loro e il loro scopo non è quello di raggiungere un fine ma di parlare di qualcosa, sono impegnate in un passatempo. Il passatempo è una conversazione semiritualizzata (non ci sono delle regole rigide ma uno schema generale) in cui le persone scambiano opinioni, pensieri, sentimenti su un argomento. I pettegolezzi, secondo questa definizione, sono sicuramente dei passatempi. Lo scopo è quello di scambiarsi carezze (intese come unità di riconoscimento dell’individuo) non di risolvere i problemi. Solitamente queste carezze sono piacevoli e senza rischio per l’intimità, e permettono di raccogliere informazioni sulle idee e sugli interessi della persona con cui si sta parlando.

Oltre il settanta per cento delle conversazioni, delle trasmissioni televisive o degli articoli di giornale, come hanno stabilito recenti indagini, sono gossip, pettegolezzo, in media le persone passano circa 300 minuti al giorno a impicciarsi degli affari altrui. E’ evidente come la maggior parte delle nostre comunicazioni sia dedicata a discussioni su comportamenti e relazioni personali di parenti, amici, conoscenti, colleghi, vicini o celebrità solo una piccola parte dei nostri discorsi riguarda argomenti seri.

Risulta dunque evidente come il pettegolezzo appaia figlio diretto della parola, se è vero che circa i 2/3 del linguaggio è costituito da esso.  Tra le teorie più accreditate sull’evoluzione del linguaggio c’è quella secondo la quale il linguaggio sia un dispositivo per il corteggiamento, l’equivalente umano della coda del pavone. Attraverso di esso possiamo competere per attirare e conservare partner sessuali.  Stando alle ricerche effettuate da Dunbar, il linguaggio si è evoluto filogeneticamente dal contatto corporeo: all’inizio della nostra evoluzione ogni relazione si basava sul contatto corporeo, nelle scimmie antropomorfe (primati) lo spulciarsi, sentire la puzza dell’altro ed entrare in relazione con questo pulendogli la pelle o facendosela pulire. La chiacchiera equivale allo spulciarsi o a spulciare l‘altro in quanto ci ha permesso di imparare a conoscerci reciprocamente, di fare domande e dare risposte su che cosa stia facendo il tale e con chi. La pulizia del pelo fra i primati non-umani serve a mantenere e rinforzare le relazioni sociali tra i membri del gruppo e quindi a tenerlo unito. Il linguaggio nella specie umana si è evoluto in sostituzione della pulizia sociale, impraticabile per gruppi troppo numerosi. Esso mantiene saldi i legami familiari e affettivi, diffonde informazioni socialmente rilevanti. Se il linguaggio è composto per la maggior parte da pettegolezzo è facile intuire per deduzione che anche il pettegolezzo serve a tessere tutti quei legami propri di una società umana, così come la pulitura del pelo in una società di primati non-umani.

Chi lo fa ?

Poichè è un attività praticata ovunque e in mille contesti, è difficile tracciare un identikit della personalità pettegola. Il pettegolezzo è una folata di parole, più o meno dannosa, da cui nessuno, nella vita, riesce ad essere del tutto esente. Appare esteso ad ogni latitudine ed altitudine sociale e culturale e in ogni tipo di società, da quella agreste a quella salottiera: le casalinghe disperate, i professori della Sorbona come i nobili più blasonati, nel contesto dei loro interessi e della loro cultura, spettegolano a più non posso. Addirittura gli antropologi confermano che anche molte società primitive sono pervase dal pettegolezzo. Per esempio Levy-Strauss negli anni 30 descrisse l’equivalente del nostro pettegolezzo in una popolazione india in brasile. In questa poverissima tribù le coppie usano allontanarsi nella boscaglia vicina all’accampamento per avere rapporti sessuali. L’allontanamento però è notato e suscita molta eccitazione, battute e commenti tra gli altri membri. Può capitare talvolta che alcuni seguano la coppia e anche non apprezzando devono fare buon viso a cattivo gioco.

Viene inoltre inesorabilmente sfatato il pregiudizio secondo il quale il pettegolezzo è tipico delle classe inferiori e meno colte. Ricerche mostrano che il numero di colonne riservato al pettegolezzo da due giornali inglesi come il Sun (tipico giornale popolare specializzato in pettegolezzi sui vip) e il Times (il più prestigioso dei quotidiani letto dall’elite britanniche) è pressoché lo stesso: 833 nel primo, 859 nel secondo.

Inoltre, contrariamente a quello che si pensa è un attività trasversale tra i due sessi. Studi dimostrano che ci sono poche differenze tra gli uomini e le donne per quanto riguarda il tempo passato a fare pettegolezzo: risulta essere un hobby amato anche dagli uomini, non solo un’esclusiva del gentil sesso. L’unica significativa differenza tra i due sessi riguarda il contenuto del pettegolezzo: gli uomini parlerebbero per lo più di loro stessi, con i 2/3 delle conversazioni occupato dalle loro esperienze, delle loro relazioni contro 1/3 delle donne. Secondo una ricerca condotta dal Dipartimento di psicologia dell’Universita’ della Virginia di Charlottesville, negli Stati Uniti, presentata al convegno della Society for Personality and social psichology a Los Angeles, emerge come gli uomini hanno meno rapporti interpersonali delle donne ma, in proporzione, sono più portati al pettegolezzo. Per loro riveste una valenza psico-sociale in quanto, come vedremo in seguito, aiuta ad accrescere la popolarità nel gruppo di amici. Per gli uomini oggetto della ricerca infatti, oltre ad essere utili per stringere il legame con gli amici, le chiacchiere sugli altri servivano ad individuare meglio i comportamenti sociali accettati, compreso un maggior senso del bene e del male.

Nel prossimo e ultimo post vedremo l’oggetto e le funzioni psicologiche del pettegolezzo

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